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venerdì 17 novembre 2006

Articolo tratto da: Italia Oggi Unarca e Aneis hanno impugnato l'indennizzo diretto Chiesta sospensione e annullamento Ricorso al Tar contro l'indennizzo diretto. Promotore dell'iniziativa è l'Unarca, l'associazione nazionale avvocati responsabilità civile automobilistica, che insieme all'Aneis, associazione nazionale esperti infortunistica stradale, ha costituito un comitato ´di tutela di cittadini, utenti assicurativi, automobilisti e danneggiati da incidenti stradali' per impugnare dinanzi al tribunale amministrativo del Lazio il regolamento sul risarcimento diretto (dpr 254/2006) in vigore da gennaio 2007 in attuazione dell'articolo 149 del codice delle assicurazioni. Il ricorso è stato depositato martedì 14 novembre, poco prima la scadenza dei termini per l'impugnazione, e notificato al ministro Bersani e all'Ania. Al progetto hanno aderito anche l'associazione italiana familiari e vittime della strada nonché l'A.gi.for, l'associazione giovanile forense. Al centro delle polemiche c'è il nuovo sistema di indennizzo diretto in base al quale sarà la stessa compagnia assicurativa del danneggiato a liquidare i danni causati da incidente senza prevedere alcun rimborso delle spese per la consulenza legale o professionale, a meno che non si tratti della perizia medico-legale per i danni alla persona. Di qui il ricorso dinanzi al Tar del Lazio per chiedere prima la sospensione, poi l'annullamento del regolamento. ´Credo sia un atto dovuto a favore dei cittadini', commenta Settimio Catalisano presidente del comitato e vicepresidente dell'Unarca, ´contro un provvedimento in vigore entro pochi mesi che limita fortemente il diritto a una procedura risarcitoria consapevole e al ristoro di tutte le spese necessarie per ottenere un equo risarcimento'. Aggiunge Stefano Mannacio, portavoce dell'Aneis: ´l'indennizzo diretto è un salto nel buio, un grande inganno. Per una norma i cui effetti calmieranti sui prezzi delle polizze sono stati ampiamente smentiti, rischiano il lavoro migliaia di professionisti e dipendenti di studi il cui reddito non andrà certo a finire nelle mani degli assicurati o delle vittime della strada ma in quello delle assicurazioni'. Il ricorso. Il comitato accusa il legislatore di aver creato l'indennizzo diretto in assoluta assenza di delega. ´l'articolo 4 della legge 229/2003', sostiene, ´non ha mai previsto l'introduzione di tale nuovo meccanismo risarcitorio. Tale articolo è alquanto esplicito nell'individuare l'oggetto della delega: tutela dei consumatori e dei contraenti più deboli sotto il profilo della trasparenza delle condizioni contrattuali, dell'informativa relativa al contratto e del processo di liquidazione dei sinistri'. Non solo. Il regolamento viola lo stesso codice delle assicurazioni (art. 149). Restringe, infatti, illegittimamente i soggetti che possono ottenere l'indennizzo diretto: solo il conducente e il proprietario, e non anche il titolare dell'auto con il leasing (difatti del comitato fa parte anche un privato con una macchina in leasing) ed esclude i danni alle cose trasportate patiti da assicurati diversi dal proprietario e conducente. Ma le nuove norme violano anche l'articolo 24 della Costituzione. Secondo il comitato ´il sistema di risarcimento così come disciplinato dall'articolo 9 del regolamento oscilla tra due illegittimità: o viene compresso il diritto di difesa, impedendo al danneggiato di tutelare adeguatamente i propri diritti precludendogli il diritto di avvalersi di avvocati e tecnici ovvero viene compresso il diritto al pieno risarcimento del danno, in violazione degli articoli 2043 e 2054 c.c.'. Ad essere pregiudicati inoltre sono gli interessi dei professionisti, salvo per le prestazioni medico legali (le uniche per le quali è previsto il rimborso) ´lo stato', spiega il ricorso, ´ha realizzato un'evidente barriera d'accesso al mercato rendendo non conveniente per il danneggiato il ricorso al servizio, in quanto non rimborsabile, laddove il rimborso è riconosciuto per la consulenza medico legale per i danni alla persona'.

FINE NEWS

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